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Il Valorsa e la Valtellina

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Il Valorsa e la Valtellina

Cipriano Valorsa, che si firmava “Ciprianus Grosiensis”, pittore di arte sacra molto longevo e prolifico, fu attivo per un cinquantennio almeno in media e alta Valtellina e si spinse fino in Val di Sole, dove dipinse l’affresco nella chiesa della Natività di Maria a Pellizzano. Molto popolare in valle, ottenne continue commissioni di lavoro soprattutto da parte di confraternite e comunità parrocchiali. Tuttavia dopo la sua morte il Valorsa venne parzialmente dimenticato.

Fu soprattutto Don Nicolò Zaccaria, colto parroco di Sondalo, che richiamò l'attenzione sul pittore grosino, il quale, verso la fine dell'Ottocento, divenne oggetto di interesse da parte di molti studiosi locali, tra i quali Emilio Visconti Venosta. Il Marchese coinvolse anche le sue amicizie nella riscoperta della figura del Valorsa. L'amico senatore e critico d'arte Giovanni Morelli fu invitato a Stazzona per ammirare un trittico del pittore grosino (ora attribuito al bresciano Vincenzo De Barberis) e in quell'occasione definì il Valorsa “Raffaello della Valtellina". Nonostante sia sicuramente un apprezzamento eccessivo per il suo livello artistico, ciò non toglie che Ciprianus Grosiensis rimane senza dubbio il più famoso pittore tardo-rinascimentale valtellinese.

A Grosio, oltre alle ante lignee custodite nella Villa, è possibile ammirare le sue opere affrescate sulla casa Valorsa, la presunta casa natale, e nel complesso parrocchiale di San Giorgio. Sulla controfacciata della chiesa quattrocentesca, nell'affresco della Deposizione, il pittore si è ritratto mentre fissa lo spettatore.

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